STORIA DEL SANTUARIO

La parola “Itria” non è che l’abbreviazione del titolo mariano greco Hodighitria che significa Condottiera, Guida. Maria è colei che ci guida a Gesù suo Figlio in quanto Madre nostra e Modello di ogni virtù.

L’immagine della Madonna Hodighitria proviene dall’Oriente, dove era molto venerata sin dal V secolo. Nel periodo della lotta iconoclasta (sec. VIII), in cui si volevano bruciare, da parte di alcuni eretici, tutte le immagini sacre, copie dell’Hodighìtria vennero portate in salvo dai monaci Basiliani nel Meridione d’Italia. Furono essi, molto probabilmente, a costruire il primo santuario  dedicato alla Madonna Hodighìtria sull’attuale collina d’Itria, chiamata, nel passato, Monte Tabor.

Nel Medioevo il normanno Riccardo Senescallo, nipote del Guiscardo (+1085), ne fece donazione ai monaci Cavalieri di San Giovanni o Giovanniti, chiamati poi Cavalieri di Malta, che ne furono i custodi per un lungo periodo di tempo. Abbandonato, dalla metà del ‘500 in poi, all’incuria ed alle varie scorrerie, fu, per ultimo, distrutto da un terremoto nel 1831 e poi riedificato.

Il Vescovo Mons. Faggiano pensò di affidarne la custodia ai suoi confratelli Passionisti, costruendovi accanto un  convento per ospitarli. Il 2 luglio 1940 fu posta la prima pietra. Ma per colpa del secondo conflitto mondiale l’opera si arrestò sul nascere. Dovettero trascorrere ancora molti anni.

Finalmente, il 4 agosto 1969, i Passionisti presero possesso del nuovo convento. Un anno dopo, nell’agosto del 1970, fu inaugurata la nuova chiesa, opera dell’Architetto Giuliani di Cosenza, costruita sul medesimo luogo dell’antica, ormai diroccata.

Dal 1981 il Santuario al suo interno ospita i resti mortali del Vescovo Mons. Faggiano di cui è in corso la causa di Canonizzazione.